Merkur Futur: dal pregiudizio alla folgorazione, una rasatura tra ingegneria tedesca e fantascienza
Ho sempre amato i rasoi dal design puramente classico e tradizionale, sapete, tipo quelli con il manico godronato che profumano di barberia d’altri tempi e che trasmettono una storia al primo sguardo. Per questo motivo, per anni, non ho mai posseduto un Merkur Futur, guardandolo sempre con un misto di sospetto e distacco per via delle sue linee così geometriche e moderne. Alla fine ho ceduto alla curiosità e ai racconti di vari amici: l’ho preso. È stata una folgorazione immediata, un’intesa scattata fin dal primissimo passaggio. Ci siamo capiti subito, come se ci conoscessimo da sempre.
Il setup di oggi era un vero e proprio inno al piacere puro e senza compromessi della rasatura:
• Rasoio: Merkur Futur
• Lametta: la sua compagna d’elezione, la Merkur Super Platinum
• Pennello: il delizioso Zenith in puro tasso Silver Tip, una carezza vellutata e gonfia d’acqua
• Sapone: il sublime Desert Vetiver di Saponificio Varesino
Il punto di vista tecnico (e discorsivo)
Parliamoci chiaro, da fuori il Futur sembra un blocco di metallo misterioso ed enorme. Quando lo prendi in mano, i suoi circa 122 grammi si fanno sentire tutti: è un vero e proprio “carro armato” di ingegneria tedesca, interamente in zama con una finitura magnifica. Non ha zigrinature sul manico, eppure l’incavo fisso permette un bilanciamento delle dita impeccabile. La testina è mastodontica, ma nasconde finezze ingegneristiche pazzesche, come il sistema di caricamento delle lamette snap-on a incastro. Basta una leggera pressione del pollice per sollevare il top, senza le classiche filettature a vite e mantenendo il settaggio impostato. E che dire dei canali di scarico interni? Enormi, impossibili da intasare anche con il sapone più denso.
Una menzione d’onore va alla sua lametta, la Merkur. Spesso sottovalutata o vittima di pregiudizi sui forum, con questo rasoio esprime una sinergia totale. È una lama rigida, dal taglio sincero, prevedibile e incredibilmente confortevole. Accoppiata alla geometria e al peso del Futur, non strappa e non gratta, ma scivola via con un’autorevolezza e una dolcezza impressionanti.
Le sensazioni sulla pelle e il gioco dei settaggi
Ragazzi, che piacevolezza disarmante. Ero partito un po’ timoroso vista la sua fama da strumento aggressivo, e invece la sorpresa è stata enorme. Il Futur ha la capacità unica di farsi sentire in modo eccezionale anche ai settaggi più bassi: la stabilità e la presenza della lama trasmettono una sicurezza totale fin da posizione 1 o 2. Ho voluto esplorare le sue potenzialità, salendo di giri fino a settaggio 4, sentendo che lo strumento filava via liscio e che l’ intesa era piena.
Che dire? Una rasatura profonda, chirurgica ed efficace, ma sempre incredibilmente piacevole. Il feedback acustico è memorabile: la risonanza della testina amplifica il suono del pelo tagliato, regalandoti un “canto” continuo che ti guida millimetro dopo millimetro. Uscire alla prima rasatura con un BBS non cercato perfetto, la pelle rilassata e zero irritazioni è stata pura poesia, complice lo Zenith che accarezzava il viso e la scorrevolezza creata dal Desert Vetiver.
L’ esperienza sensoriale
Mentre mi godevo il post rasatura, pensavo a come questo rito sia andato ben oltre il semplice fatto di tagliarsi la barba. Il Futur ha una forza solida, un’estetica tagliente ma un cuore caldo. Se dovessi racchiudere l’emozione di questa sbarbata in un’esperienza culturale completa, la abbinerei così:
I Libri:
• “I canti di Hyperion” di John Keats: c’è quella fusione perfetta tra la modernità epica della struttura del rasoio e il romanticismo classico e profondo di un grande tasso e del Vetiver.
• “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati: racconta di un’attesa geometrica, rigorosa e quasi metallica (come le linee del Futur), immersa però nella poesia assoluta e nei profumi caldi, calmi e senza tempo di una terra lontana, che richiamano perfettamente le note del sapone.
• “Le città invisibili” di Italo Calvino: un libro geometrico, strutturato e futuristico nella forma, ma profondamente classico e poetico nel contenuto. È l’essenza stessa del Futur: un oggetto che sembra arrivare dal domani, ma che celebra uno dei riti più antichi del mondo.
• “Dune” di Frank Herbert: se si vuole spingere l’acceleratore sul nome “Futur” e sulle note speziate e aride del deserto del sapone. Una fantascienza monumentale e maestosa, proprio come il peso e la presenza di questo rasoio.
La Musica:
• L’Estate di Antonio Vivaldi (dalle Quattro Stagioni): parte potente, rigorosa e architettonica proprio come il design del Futur, ma nasconde una fluidità e un dinamismo travolgenti che ti lasciano senza fiato durante i passaggi.
• “Firth of Fifth” o “The Cinema Show” dei Genesis: il progressive rock perfetto. Strutture tecniche complesse, passaggi di tastiera affilati e geometrici (come il rigore dell’ingegneria tedesca), che però all’improvviso si aprono in momenti di una dolcezza melodica e sinfonica straordinaria, esattamente come la carezza vellutata del pennello Zenith sul viso.
• Un grande pezzo Jazz (come il cool jazz di Miles Davis in Blue in Green): minimale, pulito, caldo, dove ogni singola nota ha un peso immenso e uno spazio preciso nel silenzio, esattamente come ogni singolo, misurato passaggio di questo rasoio sulla pelle.
I Film:
•” Metropolis” di Fritz Lang: un capolavoro del cinema espressionista tedesco. È la scelta ideale perché il Futur è un rasoio di ingegneria tedesca, solido e monumentale, con linee che sembrano uscite direttamente dalle scenografie retro-futuristiche di questo film. Rappresenta la perfetta fusione tra il classico (il cinema muto) e il futuristico.
• “Blade Runner” di Ridley Scott: unisce un’estetica tagliente, fredda e geometrica alla profonda e calda umanità della storia, richiamando perfettamente il contrasto tra il metallo del rasoio e il calore avvolgente del Desert Vetiver sulla pelle.
• “Dune” di Denis Villeneuve: se decidi di abbinarlo al romanzo di Herbert, il film visivamente è una gioia per gli occhi. Le sue inquadrature pulite, mastodontiche e geometriche ricordano la stazza del Futur, mentre le ambientazioni desertiche richiamano subito il profumo del Saponificio Varesino.
Una prima esperienza che ha letteralmente scardinato i miei pregiudizi. Sono ufficialmente conquistato.
Se ho scritto troppo, siate indulgenti: è stato l’ entusiasmo di parlare con voi.
Perdonatemi, se vi ho annoiato.
Una nota sull’ immagine:
La metafora dello strumento: in “2001 Odissea nello spazio”, gli ominidi toccano il monolite e un secondo dopo imparano a usare il primo strumento della storia umana (l’osso). Nel mio post, gli ominidi guardano il Merkur Futur come l’apice dell’evoluzione dello strumento da taglio: dalle caverne al BBS perfetto!2. Il design fantascientifico: Il Futur si chiama così proprio per le sue linee avveniristiche. Metterlo al posto del monolite in una valle desertica che richiama anche le atmosfere aride del sapone Desert Vetiver crea un corto circuito visivo straordinario.3. Le due lune e il sole: Questo dettaglio dà un tocco sci-fi e quasi “alieno” che si sposa benissimo con l’idea di Dune o della fantascienza monumentale che ho inserito nella descrizione sensoriale del Merkur Futur, l’alba dell’evoluzione tecnologica della rasatura celebrata in una valle desertica sotto due lune. Guardatela bene: non trovate che le sue linee abbiano davvero qualcosa di alieno?

